DALLE FOSSE ALLE MONTAGNE

“L’abisso più profondo è 10.971 metri. La montagna più alta è 8.848 metri. Noi siamo in mezzo.” Michele De Lucchi


La Fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo, forma un leggero arco lungo 2.500 chilometri e si estende in profondità per circa 11.000 metri. Anche se ancora oggi non conosciamo bene la flora e la fauna che la abitano, sappiamo che a quelle profondità vivono esseri bizzarri, pesci, meduse, gamberi, vermi e batteri in grado di resistere all’incredibile pressione dell’immensa massa d’acqua. Il Monte Everest, invece, è la più alta vetta della Terra con i suoi 8.848 metri di altitudine. E’ composto da tre pareti e da tre creste e si estende verso il cielo con una forma piramidale. Ricoperto di ghiaccio e battuto da tempeste di neve, è uno dei luoghi più inospitali del nostro pianeta. Così distanti e così vicini, la Fossa delle Marianne e il Monte Everest, sono due dei luoghi meno esplorati della Terra, e per conoscere noi stessi e il nostro mondo, bisogna prima scavare a fondo e scalare in alto verso gli ambienti più nascosti e sconosciuti.

Le lampade Glacier e i vasi Marianne, ispirati a questi luoghi misteriosi, nascono rispettivamente nell’Aprile 2013 e 2014, prodotti sia per la collezione di Produzione PRIVATA, sia come pezzi unici, di forme e dimensioni differenti. Si presentano in vetro soffiato trasparente o bianco incamiciato e hanno una bellissima storia che nasce dal loro stampo. Non si tratta infatti di uno stampo come tutti gli altri, ma di uno stampo a lamelle in acciaio, all’interno delle quali si soffia il vetro. Ogni lamella può essere posizionata in modi infiniti, dando vita ad infinite lampade ed infiniti vasi. A seconda della forza di soffiatura, ogni pezzo è diverso dall’altro, perché ogni soffio è differente e spinge il vetro in modo diverso tra le lamelle. La forma di questo nuovo elemento non è imprigionata in nessun modo, ma nasce dalla libertà che il vetro ha di muoversi spinto dalla forza del soffio dell’artigiano.

Nonostante lo stampo innovativo, la lavorazione e la produzione, come in ogni oggetto della Produzione PRIVATA, seguono i metodi artigianali. Solamente in questo modo, l’uomo può lavorare a stretto contatto con la materia e, attraverso la sperimentazione, dà vita ad oggetti unici, che presentano nelle loro forme quelle reali variazioni che una macchina non può trasmettere.
 


Tutto parte dallo stampo, in questo caso uno stampo in metallo, ben diverso dal classico stampo in legno. Questo stampo può essere facilmente smantellato e riassemblato in innumerevoli modi.

 


Da umile sabbia a vetro pregiato. La materia ormai fusa, si sta scaldando sempre di più nel forno ad alta temperatura, è quasi pronta per essere trasformata in vaso o in lampada.
 


Lo stampo viene posizionato in uno spazio sotto il livello del pavimento e viene preparato ad accogliere il vetro fuso.

 


Le sue lamelle vengono scaldate con una fiamma ossidrica e portate ad un’alta temperatura per evitare ogni possibile reazione con il vetro fuso. La differenza di temperatura tra i due materiali può, infatti, causare delle deformazioni o far sì che il vetro resti attaccato al metallo.
 




Il vetraio raccoglie la giusta quantità di vetro fuso attorno ad un tubo  d’acciaio, con un recipiente metallico, una paletta in legno e con continue rotazioni incomincia a dar forma al bolo. E’ una fase estremamente delicata, il vetraio deve costantemente combattere contro la forza di gravità per evitare la caduta del materiale. Da massa informe, il vetro fuso inizia ad allungarsi e ad assumere le giuste dimensioni per essere inserito nello stampo.
 




La massa vitrea, ora correttamente modellata, viene inserita all’interno dello stampo e, una volta toccato il fondo, incomincia la soffiatura. E’ durante questo procedimento che si può apprezzare l’abilità e la sensibilità del vetraio, che, con il suo soffio più o meno forte, marcherà per sempre le pareti del vaso. Contrariamente agli stampi in legno, nei quali è il vuoto interno a dar forma all’oggetto, in questo caso, è la massa delle lamelle che funge da limite alla libera espansione del vetro.
 




Terminata la soffiatura, il vaso viene estratto dallo stampo e fatto raffreddare roteando di nuovo su se stesso. Con una paletta in legno viene appiattita la base del vaso finché non assume una forma piatta e regolare. Il lavoro di squadra e la coordinazione sono elementi fondamentali per la lavorazione del vetro. Ognuno ha compiti ben precisi che deve svolgere nella più totale armonia con gli altri membri del gruppo.
 




Lungo il bordo del vaso viene colata una striscia di vetro fuso per proteggere il corpo dell’oggetto da eventuali crepe e per facilitare il taglio definitivo che deve essere fatto a freddo. Con una punta metallica viene indebolita l’attaccatura alla canna da soffio che dovrà essere rimossa.
 


La canna da soffio viene rimossa e il vaso posizionato in posizione verticale, dopodiché viene inserito in un forno ad alta temperatura per subire l’ultimo processo di tempra che lo renderà più robusto e resistente.


La bellezza di questi vasi e di queste lampade può essere apprezzata soprattutto conoscendo il processo, complesso e delicato, che con le sole forze naturali del fuoco e dell’aria genera le sue particolari forme. Proprio come le forze della Terra hanno generato quei luoghi ancora misteriosi e poco esplorati della Fossa delle Marianne e del Monte Everest.







CREDITI
Progetto: Michele De Lucchi
Design: Michele De Lucchi
Testo: Michele De Lucchi, Oliver Carmi
Foto: Michele De Lucchi, Mercedes Jaén Ruiz

IMMAGINI PER GENTILE CONCESSIONE
Archivio aMDL - Michele De Lucchi

 

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